Uguali nella diversità

Cani: della stessa razza eppur diversi

Vi siete mai chiesti perché cani che pur appartenendo alla stessa razza siano così diversi tra loro?
Me lo chiedono spesso clienti che dopo aver avuto un’esperienza positiva con un cane, alla sua morte, adottano un nuovo cane sempre della medesima razza, ricercando le caratteristiche caratteriali e di comportamento del precedente.
Tali aspettative nella maggior parte dei casi vengono deluse portando ad un continuo e deludente paragone tra il cane precedente e quello attuale. È deludente per questi proprietari vedere che pur avendo scelto la medesima razza e avendo dato il medesimo indirizzo educativo, i due cani non si assomiglino per niente. Il più delle volte nasce il mito del primo cane e l’inadeguatezza del secondo.

Aspetti genetici ed aspetti ambientali

Individui della stessa specie, come i cani, hanno un’organizzazione cerebrale molto simile, eppure si comportano in modo diverso: hanno capacità uniche, hanno preferenze, desideri, paure diverse. Ognuno è singolare e le differenze rispetto agli altri sono dovute non tanto all’organizzazione cerebrale, quanto alla regolazione delle reti neuronali.
Alcuni aspetti comportamentali sono appresi, altri sono dovuti alla genetica di specie, di razza o famigliare che sia.
Maggiore sarà la spinta genetica per un dato aspetto più alta la probabilità di esprimerlo in contesti differenti. Altri aspetti si manifesteranno pur avendo una spinta genetica insignificante. Genetica ed ambiente interagiscono andando a strutturare un individuo anche da un punto di vista comportamentale dotandolo di personalità.
Appare evidente come un individuo sia plasmato dal genoma, dall’apprendimento, dallo stress, dalla malattia, dalle relazioni… modificandosi attimo per attimo soprattutto se gli eventi agiscono in età precoce quando il cervello ha un’alta possibilità di essere plasmato.

Così un cucciolo caratterizzato da forte tratto di timidezza può evolvere verso uno sviluppo atipico, oppure tale caratteristica potrebbe non divenire mai una vulnerabilità grazie a fattori di resilienza come un ambiente famigliare supportivo.
I tratti comportamentali si manifestano in funzione dell’ambiente, a seconda delle situazioni e non sempre in modo non coerente. Così alcuni cani potrebbero essere timidi in classi di socializzazione e spavaldi e autoritari in famiglia. È nella libertà di espressione e nella molteplicità delle situazioni che ogni cane potrà esprimere le multiformità del proprio sé, appunto costituito da aspetti differenti anche contraddittori perché riflettono il funzionamento di diversi sistemi cerebrali.

Ad ogni famiglia il proprio cane

Predire un comportamento di un cane non sempre sarà possibile: potrà di certo aiutare una profonda conoscenza dell’individuo, della genetica famigliare, della famiglia nella quale è inserito e delle relazioni che intreccia oppure agendo sull’ambiente dentro il quale lo osserviamo.
In questi casi l’operatore cinofilo dovrà fare una grande lavoro di esaltazione delle qualità del cane appena arrivato, sia mettendo in luce le caratteristiche positive che manifesta, sia facendo fare esperienza diretta al sistema famiglia. Di certo non basterà parlagli bene o farli sentire in colpa di ciò che non riescono a vedere per stimolare in loro un nuovo modo di vedere il cane. Sarà necessario farli passare attraverso l’esperienza diretta affinchè sviluppino nuovi occhi attraverso cui guardarsi. Curiosità e stupore dovranno essere le leve motivazionali da stimolare nella famiglia. Anche la visione pietistica del nuovo cane incompreso non aiuterà il cane a farsi apprezzare, ma sarà compito dell’operatore di cercare di stimolare nel nuovo cane stati mentali e quindi comportamenti che facilitino la sua integrazione nel nucleo famigliare.
La difficoltà per l’operatore sarà quella di spogliarsi del suo punto di vista che in genere pende verso una delle due parti (in genere il cane), affinchè la famiglia interspecifica possa sviluppare un suo modo di relazionarsi con il soddisfacimento pieno di tutti i componenti. Schierarsi a favore o contro una delle parti non farà che aumentare il conflitto, l’insoddisfazione, i sensi di colpa e il senso di inadeguatezza.

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