Pandemia: quando il disagio è a quattro zampe

Riportiamo qui sotto il testo integrale dell’articolo della Dottoressa Federica Manunta, pubblicato domenica 28 febbraio 2021 sull’inserto Speciale Fido News del Giornale di Brescia.

 

EmergenzaCovid 19 ed amici a quattro zampe

Pandemia, lockdown, distanziamento sociale hanno contraddistinto gli ultimi dodici mesi, marcando fortemente il vivere quotidiano. Ne hanno risentito, e ne risentono, gli esseri umani, ma anche gli animali stanno pagando pedaggio alle restrizioni del Covid-19.

Ne parliamo con la veterinaria, dottoressa Federica Manunta: “Ormai da un anno tutti noi, insieme ai nostri cani, viviamo in uno stato di pandemia e si può iniziare a “tirare le somme” su come i cani hanno vissuto questo periodo e alle ripercussioni sulla loro vita”.

“Quello che ho potuto osservare in questi dodici mesi è che le adozioni sono aumentate, sia per ciò che riguarda i meticci attraverso canili e associazioni, sia per ciò che riguarda i cani di razza attraverso gli allevamenti. Un numero sempre maggiore di famiglie hanno deciso di aprire la loro vita alla convivenza con un cane e questo è un segnale da valutare se si tiene conto anche solo delle difficoltà economiche e delle restrizioni in generale alle quali ci costringe il COVID.”

Il fenomeno. “Questo segnale sembra essere in linea con quanto affermato da alcuni studi scientifici in cui si dice che “Molti di noi si rivolgono agli animali domestici per aiutarci a sopportare questo periodo difficile della storia. Infatti, poiché le persone rimangono bloccate in casa, la richiesta di adottare o di allevare animali domestici, in particolare cani, è aumentata in tutto il mondo, dal Canada all’India. Tra marzo e settembre 2020, il numero di animali domestici in affido nelle case degli Stati Uniti è aumentato dell’8%, secondo PetPoint, che raccoglie dati del settore sull’adozione di animali”.

 

I disagi dei cani cresciuti in tempo di Covid

“Insieme all’aumento delle adozioni è andata aumentando anche la richiesta di aiuto che è giunta alle figure come la mia, soprattutto per i cani che ad oggi hanno un’età compresa tra gli otto e i quattordici mesi e che hanno trascorso tutta la giovinezza in pandemia.

La socialità. “Uno degli aspetti per i quali vengo chiamata riguarda la socialità di questi cani sia verso gli altri cani (intraspecifica) che verso le persone (interspecifica).
In genere i proprietari denunciano difficoltà dei loro giovani cani a incontrare persone o conspecifici perché manifestano comportamenti di forte agitazione. In alcuni casi è ben evidente il sostegno della paura, in altri addirittura la rabbia, ma in tutti è estremamente evidente il grande coinvolgimento emotivo e l’incapacità di gestirlo da parte dei cani e di conseguenza da parte dei proprietari”.
“Ciò che i proprietari vivono è un senso di impotenza nel non riuscire a calmare il proprio cane e in alcune occasioni trovandosi in forte difficoltà evitano ancora l’incontro con gli estranei (sia cani che persone).

 

Come affrontare i problemi relazionali di questi cani?

“Queste sono situazioni che affrontiamo quotidianamente all’associazione Tambra, dove lavoriamo sull’aspetto emotivo aiutando i cani, attraverso la relazione col proprietario, a gestire meglio le loro emozioni soprattutto in caso di situazioni nuove -precisa la dottoressa Manunta-.
Lavoriamo sull’incontro con gli estranei affinché questa esperienza sia vissuta non più come un evento eccezionale, facendo in modo che il proprietario sia il mediatore dell’incontro. Lavoriamo anche sull’incontro con gli altri cani, proponendo incontri con cani più esperti e competenti che sappiano mettere a proprio agio i conspecifici in difficoltà”.

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