Diario di Bordo: Modulo II

Il secondo appuntamento di questo corso istruttori è per sabato 18 febbraio 2017.

La mia mattina inizia molto presto, sebbene i preparativi siano stati avviati diversi giorni prima. Arrivo in sede con anticipo rispetto al previsto; ne approfitto per un caffè e per riordinare le idee. Oggi sarà mio compito svolgere la lezione e il testimone passatomi dal dottor Colangeli ha il peso di un macigno.

Tratterò le fobie, argomento a me caro e che conosco bene.

Non sono preoccupata ma mi chiedo se sarò in grado di coinvolgere tutti così come ha fatto chi mi ha preceduto.

I corsisti stanno arrivando e il fatto che si siano organizzati tra di loro per gli spostamenti mi conferma che il gruppo si è formato. Un pensiero in meno per me…

Arriva anche Attilio Miconi. E’ sorridente e riposato. Lo capisco dai lineamenti del suo viso.

Non abbiamo mai lavorato insieme e per questi due giorni di lezione non abbiamo preso accordi praticamente su nulla, navigheremo a vista, riusciremo a coordinarci?

E’ ora di iniziare, sono le 9,30! Prendo la classe per mano e cerco di gestire i tempi altrimenti si rischia che caffè e chiacchiere ci portino lontani dagli obiettivi.

Iniziamo nonostante un problema tecnico, risolto in un’ora. La mia squadra sa supportarmi sempre!

La docenza sembra procedere in modo fluido sebbene sia chiaro da subito che addentrarsi nella strada delle patologie comportamentali sia un percorso tortuoso.

La classe c’è, è frizzante e a suo agio, le domande vengono poste sul nascere e questo aiuta nel trovare le risposte. Noto subito che la differenza rispetto ad un corso educatori sta anche nella diversità dei discenti: questi sono già formati, hanno un’esperienza lavorativa e le competenze che stanno ricevendo non vengono accolte in modo passivo ma con mente vivace, a volte anche critica. Mi piacciono le dinamiche che si vanno delineando, mi sento adeguata, cerco di supportare la teoria con esempi pratici della mia esperienza lavorativa. Attilio in questo frangente è un’ottima spalla, interviene, mi supporta aiutandomi, mi completa e mi dona vigore. Siamo in sintonia e la cosa mi rassicura.

Riusciamo a vedere dei filmati esemplificativi e come sperato la discussione che ne ne risulta è animata. Nell’ambito della patologia del comportamento è difficile porre dei punti fissi e gli occhi di chi osserva possono essere la discriminante. E’ proprio per questo che un approccio multidisciplinare ci garantisce la migliore opportunità che possiamo offrire.

Abbiamo sforato, sono le 13,45 ed è ora di pranzo. Questa volta resteremo in sede, abbiamo optato per un pranzo di condivisione, ognuno ha portato qualcosa puntando sulle specialità della regione di provenienza. Viviamo anche così una bella esperienza, ci divertiamo all’interno di un clima quasi festoso.

Riprendiamo i lavori alle 15,30.

Attilio ci parlerà della teoria della pratica. Le sue docenze sono sempre molto impegnative, richiedono attenzione e competenze per essere comprese fino in fondo. Grazie alla sua preparazione Attilio dona dignità ad una professione e ad una categoria spesso banalizzata dall’opinione pubblica anche a causa dei media.

Finiamo tardissimo, sono le 19.30 ma anche stavolta la classe non sembra voler mollare!

Riprendiamo domenica alle 9.00, c’è grande attesa da parte di tutti, aspettiamo i casi clinici e abbiamo bisogno di coordinarci per accoglierli al meglio.

Ore 10.00 arriva Zuma, femmina incrocio maremmano proveniente dal sud Italia, una storia come tante ormai… Porta con sé la sua famiglia, sua sorella acquisita Mina e tutte le sue paure che non l’hanno mai lasciata da quando è arrivata a Brescia. Non sarà facile per lei affrontare i suoi mostri. Per i proprietari non sarà facile sentirsi osservati e giudicati. Starà a noi metterli a proprio agio. Zuma ci dimostra che adeguatamente supportata può affrontare le difficoltà e uscire dalla palude nella quale si trova.

Zuma, davanti ai nostri occhi, con gran fatica, sceglie la zona di comfort che le abbiamo proposto e molti di noi non se lo sarebbero mai aspettato. Salutiamo Zuma e il suo gruppo e noi iniziamo la discussione su ciò che abbiamo visto e su quello che è stato fatto.

Nel pomeriggio aspettiamo Buddy e la sua famiglia.

Li incontriamo fuori, lontano da tutti, ma la fobia è una brutta bestia che ti imprigiona rendendoti schiavo delle tue stesse emozioni e Buddy ci ricorda subito il motivo per cui si trova qui.

Puntiamo tutto sul gioco perché c’è un forte bisogno di sdrammatizzare e stemperare le tensioni. Buddy si lascia guidare e nonostante le difficoltà iniziali sceglie di abbassare la vigilanza perché gioco e armonia sono un’ottima zona di comfort rispetto ad una vita governata dalla rabbia. Anche per Buddy è ora di tornare a casa, noi restiamo a chiarirci le idee su quanto avvenuto sotto i nostri occhi a cui ancora non sappiamo dare un nome.

I dubbi portano il contributo maggiore a questo corso e il confronto ci fa capire che non siamo soli ad affrontarli.

Il tempo scorre via veloce, questa volta è la stanchezza che ormai sento chiara sulle spalle a dirmi che anche questo appuntamento si sta concludendo e la nave è ormai arrivata in porto.

Abbiamo affrontato le fobie, forse anche un po’ le nostre, ma soprattutto abbiamo lavorato sui fattori di resilienza e su come la famiglia deve diventare uno di questi fattori.

Ore 18.30 fine della navigazione!

Quando ho iniziato a pensare a questo corso sapevo che mi sarebbe costato fatica realizzarlo, ancora non sapevo quanto di me, delle mie emozioni e dei miei limiti avrei dovuto mettere in gioco. L’approccio cognitivo è anche questo, porsi davanti alle proprie caratteristiche e cercare di migliorarle. Si può sempre migliorare, anche quando si pensa di aver dato il meglio, te lo ricordano i corsisti quando ti chiedono maggiori approfondimenti e ti tolgono il sonno per due notti consecutive.

 

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